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“A Bergamo? Non investirei”

«A Bergamo? Non investirei»
Valentino Benicchio di Redona, fondatore della Royal Tag in Svizzera
 

Da figlio di emigranti a fondatore di una pmi di successo, Valentino Benicchio ci parla di Bergamo e dell’Italia visti dal Canton Ticino. La sua Royal Tag, attiva nell’alta tecnologia dei sistemi RFID e dei transponder, ha raggiunto un fatturato di 5,7 milioni di franchi svizzeri e lui è appena sceso in campo per le elezioni cantonali, come candidato del Partito Liberale Radicale. Tra crisi e rapporti con le banche, tra immigrazione e globalizzazione, Benicchio vede un paese in declino con un’immagine appannata, che lo riempie di nostalgia ma non lo attira nemmeno un po’ dal punto di vista imprenditoriale.

Lì nel Canton Ticino si può parlare di crisi? In che termini?
«Dipende dai settori di attività. Durante gli ultimi due anni la crisi del settore industriale ha toccato diverse aziende ticinesi, ma grazie alle “misure speciali” applicate dal governo cantonale a tutela del mantenimento dei posti di lavoro esse sono riuscite a superare questi difficili momenti. Al contrario, le numerose aziende tecnologiche presenti in Ticino hanno potuto beneficiare di questo particolare momento di crisi per ampliare le loro opportunità in ambito internazionale, proprio grazie alla loro versatilità, innovatività e specializzazione nei mercati di nicchia. Stessa cosa per il mercato immobiliare del Canton Ticino, che non ha sofferto in alcun modo di questa crisi, anzi si è sempre mostrato molto sollecitato ed attrattivo. Il settore più legato alla finanza – mi riferisco in particolare al sistema bancario ticinese – ha sofferto parecchio in questi ultimi due anni, a causa dell’influenza negativa data dagli scudi fiscali applicati dal «Pirata» Tremonti, i quali hanno avuto ripercussioni importanti anche a livello di impiego. L’intera piazza finanziaria ticinese ê stata messa a dura prova e la difesa del segreto bancario risulta essere determinante»
Come ha reagito la vostra azienda? E’ stata aiutata dal sistema-Paese?
«Nel momento della crisi, noi abbiamo creato la Royal Tag e abbiamo dato seguito a un progetto industriale innovativo in ambito di sistemi RFID. La Sezione del Promovimento Economico del Canton Ticino ci ha sostenuto con un incentivo a fondo perduto legato agli investimenti in quanto ha ritenuto che questo nostro progetto sia innovativo. La Royal Tag opera nel campo dell’identificazione elettronica animale (Livestock & PET) oltre che nelle applicazioni industriali e logistiche. Semplificando, noi costruiamo transponder, lettori e antenne, che consentono di registrare informazioni in campo zootecnico e veterinario, medico-scientifico e ospedaliero, industriale e agroalimentare, istituzionale e ambientale e nei servizi alla persona»
Negli ultimi anni, sono cambiati i rapporti con le banche?
«Il sistema bancario ticinese è stato molto sollecitato. Dividerei però la domanda in due parti: com’è cambiato il rapporto tra cliente di gestione patrimoniale e banca, e come è cambiato quello tra cliente commerciale e banca. I rapporti sono estremamente diversi rispetto agli anni scorsi. Le banche elvetiche offrono servizi e competenze di alta qualità in ambito di gestione patrimoniale, mentre il rapporto di carattere puramente commerciale, a supporto delle PMI, risulta essere, in questa fase, un po’ più complesso e problematico. Per le PMI esistenti, accedere al credito risulta essere un’operazione difficile, ma occorre precisare che le aziende innovative con buone prospettive di crescita possono mirare a programmi di finanziamento con capitale a rischio o di Private Equity»
Quanto investite in ricerca? E le tasse, a quanto arrivano rispetto agli utili?
«Visto che la nostra azienda di fatto risulta essere ancora uno start-up, per il momento il piano industriale prevedere un investimento costante nella ricerca di 1 milione di franchi svizzeri all’annuo. Siamo in fase di crescita continua e il nostro budget 2011 si stabilizza, dopo soli due anni, a circa 5,7 milioni di franchi (oltre 4,4 milioni di euro, ndr), con una struttura di 11 dipendenti. Per quanto concerne il sistema fiscale applicato in Ticino, l’utile viene tassato al 19,50%. In ogni caso, il nostro Consiglio di Stato viene costantemente sollecitato da varie associazioni padronali, da imprenditori e in parte dagli stessi cittadini, a intervenire applicando ulteriori sgravi fiscali per il rilancio dell’economia, anche a livello cantonale, e per generare nuovi posti di lavoro da destinare soprattutto ai giovani. La concorrenza in ambito fiscale risulta essere dunque una tematica molto sentita tra i vari Cantoni e tra questi figura anche il Ticino, che deve ritornare ad essere molto attrattivo dal profilo fiscale, affinché aziende italiane possano instaurarsi nel nostro territorio e beneficiare di condizioni in ambito fiscale vantaggiose»
Che immagine avverte dell’Italia, in questo momento?
«Un’Italia industriale che viaggia a due velocità: il Nord che potrebbe essere una seconda Svizzera, ma che purtroppo soggiace al suo pesante apparato politico e ai problemi del Sud. Avverto un sentimento di disagio e di preoccupazione. Un’Italia politicamente distrutta, sempre più improntata al gossip e sotto l’effetto dei media. Sarebbe auspicabile che i politici italiani si dedicassero di più ai problemi reali della gente piuttosto che presenziare a trasmissioni televisive trash mettendo in primo piano gli aspetti della propria vita privata»
E l’immagine di Bergamo?
«Bergamo è la mia città. Fino all’età di 8 anni ho vissuto a Redona con i nonni e ho frequentato la prima e la seconda elementare a Bergamo, per poi raggiungere i miei genitori in Ticino, dove si erano trasferiti da Zurigo. E’ comprensibile dunque l’affetto particolare che provo. Ci terrei a anche un paragone politico perchè, oltre alla mia attività principale di imprenditore, sono da anni attivo in politica, in quanto copro la carica di presidente distrettuale del Partito Liberale-Radicale del luganese, distretto che risulta essere il più importante in Ticino in quanto dispone della terza piazza finanziaria elvetica, dunque territorio di riferimento per lo sviluppo economico del Cantone. Mi spiace dover constatare che la città di Bergamo venga ormai abbinata politicamente alla Lega. E’ evidente che un partito che applica una politica populista come la Lega – e anche in Ticino proprio domenica scorsa ha vinto la Lega – crea molte aspettative, ma certamente non aiuta a risolvere i problemi reali come per esempio la disoccupazione giovanile, vera piaga di questi ultimi anni»
Come siete arrivati dalla Val Seriana al Canton Ticino?
«Mio papà è nato e cresciuto a Redona. Nel 1960, a 23 anni, è emigrato a Zurigo, dove ha conosciuto e sposato mia mamma due anni dopo. I miei genitori lavoravano insieme alla Philips e dopo anni di grandi sacrifici, nel 1973, hanno lasciato il Canton Zurigo per stabilirsi nel Canton Ticino, perchè io potessi raggiungerli. E stata una scelta difficile, in quanto trasferirsi in Ticino significava guadagnare salari nettamente inferiori rispetto a quelli del Canton Zurigo. Tuttavia la loro decisione di trasferirsi in un cantone di lingua italiana è stata dettata dalla necessità di agevolare il mio trasferimento, dato che fino ad allora avevo frequentato le scuole di Redona in lingua italiana. Dal 1973 quindi la famiglia si è ricompattata e ci siamo stabiliti definitivamente nel luganese. Data la particolare vicinanza all’Italia, la residenza a Lugano ci consentiva però di ritornare spesso a Nembro per trascorrere il fine settimana»
Lei si è impegnato nelle ultime elezioni cantonali, domenica 10 aprile: cosa sta accadendo in Svizzera? Perché è sceso in campo?
«Negli ultimi anni l’immagine della Svizzera è stata offuscata da attacchi ingiustificati e provenienti da più parti. Si è passato dagli attacchi americani legati alla detenzione dei fondi ebraici, al fallimento di Swissair, all’attacco del segreto bancario, alle problematiche di UBS, alla Svizzera inserita nella Black List e quant’altro. Tutto questo perché la Svizzera è un Paese forte e solido, che possiede uno Stato capace di amministrarsi e una piazza finanziaria di tutto rispetto, un Paese sempre attento al rilancio delle proprie attività industriali e capace di investire in progetti innovativi, quali la ricerca in ambito farmaceutico, ambientale. La Svizzera è un Paese che deve costantemente confrontarsi con il resto dell’Europa e che, non volendo soccombere alle decisioni sciagurate che la stessa Comunità Europea attua all’interno dei propri Stati membri, è costretta sistematicamente a rinegoziare i vari accordi bilaterali. La Svizzera intende difendere con tutta la sua forza la propria identità (che è anche legata al segreto bancario). La Svizzera è un Paese che sta subendo ora l’accordo di Schengen: i valichi sono aperti a tutti e la sicurezza territoriale viene messa a dura prova. Inoltre è sollecitata costantemente dalla continua entrata di lavoratori frontalieri (in Canton Ticino ne entrano quotidianamente circa 48 mila), e deve lottare contro il problema sempre più grande della disoccupazione giovanile. Ecco perché sono sceso in campo: perché desidero che la Svizzera o meglio il Ticino non soccomba davanti a questi problemi»
Ha mai pensato di aprire una succursale in Val Seriana? Oggi, con la crisi del tessile, ci sono molti capannoni liberi…
«La nostra società Royal Tag è uno start-up e pensare oggi di aprire una filiale in Val Seriana è piuttosto utopico. Tuttavia il sistema Italia, così come concepito, non funziona: troppa burocrazia, è difficile licenziare le persone a causa dell’articolo 18, è difficile relazionarsi con le autorità fiscali, è difficile sentirsi protetti dal sistema pubblico: insomma, è difficile aprire una succursale in Italia».
(23 aprile 2011, Il Giornale di Bergamo – www.giornaledibergamo.com)

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