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Rivediamo gli schemi – post Covid-19

Rivedere i nostri schemi è d’obbligo

E’ pur vero che dopo le grandi crisi economiche tutto riparte, ma non occorre dimenticare che la fase 1 dell’emergenza Covid-19 ci ha obbligati, con l’introduzione di misure da “arresti domiciliari”, sicuramente giustificate ma altrettanto troppo severe e con un impatto mediatico esagerato e a volte anche confusionale, a dover reagire con una certa determinazione, prendendo decisione forti per mettere in sicurezza le nostre aziende e per poter sviluppare nuove idee, necessarie per consentire una ripresa che si prospetta piena di insidie.

Stiamo vivendo chiaramente una recessione di livello mondiale, che lascerà cicatrici profonde e dove i governi saranno messi a dura prova per poter tamponare questa emergenza.
Il Covid-19 ha dunque messo in evidenza la nostra fragilità sotto tutti i punti di vista, ma come la storia ci insegna, dopo le grandi crisi nascono nuove opportunità, che ci obbligheranno, per fortuna, a modificare i nostri comportamenti e il nostro modo di vivere e di pensare. Di certo, da questa vicenda, ne usciremo più consapevoli riguardo ai nostri limiti e le nostre vulnerabilità.

Per esempio le misure di contenimento del virus, adottate nei vari paesi colpiti, hanno obbligato molte aziende e molti lavoratori ad adottare forme di lavoro da remoto. Il Covid-19 ha dato dunque un’importante accelerazione del processo di digitalizzazione e dell’intero contesto di “Digital Transformation”, dove rientra anche l’adozione dello “smartworking”.

Le aziende che per tempo hanno saputo implementare questo concetto di lavoro “agile” sono riuscite, seppure con qualche difficolta di carattere logistico, a sopperire al blocco totale delle proprie attività.
La diffusione del Covid-19, ci ha messo dunque nella condizione di dover adottare velocemente una nuova metodologia di lavoro, sfruttando al meglio la tecnologia e consentendoci di poter essere ancora operativi anche al di fuori del normale ambiente di lavoro.
Siamo riusciti dunque ad adattarci velocemente, cambiando le nostre abitudini e i nostri comportamenti ma soprattutto è cambiata la cultura nel modo di interpretare il contesto del mondo del lavoro.
Laddove sarà possibile, questa forma sarà maggiormente utilizzata dalle imprese, dove i vantaggi complessivi in termini di produttività e della riduzione dei costi sono facilmente misurabili.

Ma a beneficiarne saranno anche i lavoratori e l’ambiente stesso, con una riduzione tangibile del traffico urbano e con una riduzione sensibile delle ore snervanti passate in colonna, che avrà anche un impatto determinante contro l’inquinamento.

L’importante ora è non cadere nel panico, in quanto come detto, questa fase ci deve spronare a reagire, identificando velocemente una cura che sia in grado di poter mettere in condizione le nostre imprese di ripartire. Certamente avremo bisogno anche di un ulteriore intervento da parte della politica. Le misure adottate della Confederazione sono state decisive. I prestiti concessi dalla Confederazione alle imprese che sono serviti ad iniettare liquidità immediata, sono stati un’importante misura a sostegno dell’economia, ma trattasi sempre e comunque di prestiti e come tali dovranno essere restituiti, o come pure le misure introdotte per il lavoro ridotto, certamente utili ed apprezzate per la salvaguardia dei posti di lavoro, ma ciò non basta, come assurdo è continuare a mantenere attivo il blocco delle frontiere!

Occorre ora uscire dai soliti schemi e pensare nuovi modelli di rilancio per nostra economia, partendo per esempio dall’attuazione di nuove ed innovative politiche regionali, soprattutto per le aree più colpite come il Ticino, dove sarà necessario procedere con stimoli fiscali mirati e con ulteriori riforme economiche da riservare a quelle imprese che intenderanno investire sulla tecnologia, sull’innovazione, sul turismo, sugli start-up e nelle attività che assumeranno personale. Per far ciò dovremo ridurre immediatamente buona parte della burocrazia che attanaglia ora il nostro Cantone, mettendo le aziende nella condizione di potersi giocare il proprio futuro rapidamente anche a livello internazionale. Di certo l’equazione vincente è e sarà Right Tech + Right Culture!
Stesso discorso vale per la formazione, dove sarà importante investire denaro sia sui giovani in formazione, rafforzando così ed ancor di più i rapporti tra università, enti di ricerca ed aziende stesse, azione essenziale per l’attuazione dei processi di innovazione, ma anche nella riqualificazione degli ultra 50enni, impegnandoli in progetti sensati ed incentivando quelle aziende che si impegneranno ad assumere coloro che si troveranno in questa fascia di precarietà.

E’ il momento ora di generare posti di lavoro per i residenti e per far ciò, dobbiamo deliberare al più presto investimenti da destinare alla realizzazione di opere pubbliche, ciò che consentirà di frenare l’imminente crescita della disoccupazione. Ritornando nuovamente sulla fiscalità, bisognerà prevedere anche delle riforme mirate per gli investimenti privati. Dunque abbiamo bisogno di un ulteriore sforzo, compresi gli aiuti a fondo perso da destinare alle famiglie che sono “davvero” in seria difficoltà.

Non dobbiamo assolutamente cadere nel concetto di depressione. Al contrario occorre investire e spendere denaro pubblico in maniera sensata, con aiuti concreti, mirati e in tempi rapidi, azioni quest’ultime necessarie per poter rilanciare la nostra economia.

Questa pandemia ha cambiato credo per sempre le regole del gioco e sta costringendo tutti noi a rivedere i propri schemi, in quanto stiamo vivendo una situazione senza precedenti. Questa crisi è stata una grande sveglia per tutti, anche per noi ticinesi, non abituati a questi scenari. Bisognerà seriamente riflettere sulle reali priorità, sulla centralità dell’educazione e dei suoi insegnanti. Ci confronteremo sempre di più con il cambiamento e il comportamento delle persone in quanto questa crisi ci ha riportato ad apprezzare il valore della famiglia, del tempo e delle cose essenziali.

Valentino Benicchio
Member of the board – Noovle International Sagl

Articolo pubblicato su Opinione Liberale,  giovedì 28 maggio 2020

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