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Un dovere difendere le frontiere di tutta Europa

Tutta l’Europa è ormai da tempo confrontata con un’invasione di migranti la cui provenienza è ora ben nota a tutti. Sono soprattutto siriani, eritrei e somali. Fuggono essenzialmente dalle guerre e dalla povertà. Subiscono violenze inaudite e sono costretti a compiere viaggi disperati, rischiando la propria vita e quella dei loro figli, senza certezze e alla ricerca di un futuro migliore. Spesso assistiamo a vere tragedie e tutti noi
siamo sensibili al problema e di certo siamo sempre pronti a sostenere questi disperati non solo per mezzo dei nostri aiuti umanitari ma anche offrendo loro l’ospitalità e la speranza per una nuova vita.

Purtroppo tra questi poveracci e disperati si nasconde anche gente pericolosa, delinquenti, fanatici che, con atteggiamenti barbarici e di bestialità assoluta, vanificano quanto di propositivo il nostro popolo e per popolo intendo tutto il popolo europeo, sta donando loro.

Ci troviamo ora confrontati con gruppi di migranti che infieriscono sulla nostra cultura, non conoscono il significato della gratitudine e ci attaccano meschinamente con azioni di terrorismo; si permettono ora di aggredire e molestare sessualmente e senza alcun ritegno le nostre donne durante il capodanno (v. caso Colonia), ben 400 sono ormai le denunce e senza timore invocano il loro Dio.
Siamo di fatto confrontati con un terrorismo “culturale” programmato, seppure sia chiaro, tra questi terroristi dilettanti al servizio dell’ISIS, vi sono persone meritevoli di asilo politico.

Tuttavia non ci voleva molto a capire che con l’apertura delle frontiere ed il conseguente traffico delle persone, comprese le peggiori, ci saremmo confrontati con un problema ben più grave che non il semplice compito di ospitare dei poveracci.
Ma l’Europa incluso la Svizzera non è più in grado di far fronte a questo esodo, sia per mancanza di spazi, di strutture e forse anche di risorse economiche.

Siamo confrontati con una crisi economica che condiziona tutti gli stati dell’EU e non vi è alcuna nazione in Europa in grado di garantire un’occupazione a milioni di stranieri, neppure la Svizzera.

Dunque la teoria messa in atto da alcuni partiti che, pavoneggiandosi si vantavano e predicavano l’integrazione ad ogni costo, devono ora ricredersi.

Ora il vento in Europa però sta per cambiare.

Danimarca e Svezia, dopo anni di tentennamenti, hanno deciso di dire basta all’invasione degli stranieri e chiudere così le proprie frontiere. Un cambiamento di rotta epocale per queste due progredite nazioni, dove al concetto del politicamente corretto e al dovere di ospitalità nei confronti dei migranti, lascia ora spazio all’azione del blocco delle frontiere. Gli stessi tedeschi non sono ora più così disposti ad ospitare in casa loro qualsiasi forestiero, e dal buonismo imposto dalla Merkel, si passa ora alla ribellione.

L’Inghilterra è perennemente insoddisfatta dalle regole e dalle strategie comunitarie. L’Ungheria è stata la prima a ribellarsi a queste regole, senza dimenticare che in Spagna e Francia la situazione è talmente grave che non vi è giorno dove le tensioni non si manifestano.

La stessa Italia costantemente confrontata con i molteplici sbarchi di Lampedusa, non si è solo limitata ad ospitare le migliaia di persone che raggiungevano le bellissime coste del Mediterraneo, ma presto ha fatto a convogliare tutti i rifugiati verso Nord.

Questa è la reale situazione e dunque occorre porre immediato rimedio, iniziando dapprima a sospendere, almeno per un certo periodo, gli accordi di Schengen e rispondere con decisione a qualsiasi tipo di minaccia o di barbarie.

Valentino Benicchio
Presidente Distrettuale PLRT Lugano

 

Articolo Pubblicato sul Corriere del Ticino 15/01/2016

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